La tragedia di Innocent: storia di un uomo e del suo destino.

È una di quelle domeniche dove il caldo ti spinge a fare il minimo indispensabile: 34° gradi reali, ma ne percepisco almeno 50°. Sopravvivo davanti al PC, in modalità risparmio energetico, cercando di non sciogliermi. Qualche mese fa mi sono imbattuto in un “nuovo” manga , nuovo per me, ovviamente , Innocent di Shin’ichi Sakamoto. Non è lunghissimo: nove volumi (che, confesso, ho piratato), ma tra una sidequest e l’altra durante la lettura, mi ci è voluto un po’….meno di quanto ci abbia messo a leggere American Psycho. Che, regalatomi a Natale, continua a fare la muffa sul comodino. Ancora lì, in attesa che mi decida a finirlo.

Ma torniamo a Innocent: l’ho finito. E appena ho scoperto che c’è un sequel, Innocent Rouge, ci sono cascato dentro. Sono solo al primo capitolo, ma già sentivo il bisogno di parlarne con qualcuno… o almeno di metterlo nero su bianco. A volte scrivere serve anche a questo.

Innocent è forse un’opera unica nel suo genere: ambientata durante la Rivoluzione francese, racconta la vita di Charles-Henri Sanson, boia di corte realmente esistito. Ovviamente, la sua vicenda è stata romanzata, e non poco. Sakamoto lo trasforma in un uomo affascinante e misterioso, dai lunghi capelli neri e dallo sguardo tormentato… non proprio la rappresentazione più storicamente accurata, diciamo così.

Charles è un personaggio tragico e tormentato, incapace inizialmente di accettare il proprio ruolo da boia e futuro capofamiglia. La narrazione segue la sua lenta, dolorosa trasformazione: da giovane idealista pieno di dubbi morali a uomo consumato dall’ambizione, disposto a tradire i propri ideali e persino sua sorella, Marie-Joseph Sanson, pur di affermarsi in una società crudele e corrotta.

Ciò che fa girare la trama è la sua lotta interiore: erede di una professione che lo isola ed emargina, Charles è diviso tra il desiderio di dignità personale e il peso di un destino che non ha scelto. Il conflitto morale tra umanità e dovere è il cuore pulsante del manga, reso ancora più struggente da una sessualità confusa e repressa. Il primo essere umano che ha ucciso è stato anche il primo ragazzo di cui si era innamorato: un trauma che segna profondamente il suo percorso e amplifica la sua frattura interna. A ciò si aggiunge il difficile rapporto con la nonna, matrona della casa Sanson, figura autoritaria e oppressiva, che incarna il peso delle aspettative familiari e della tradizione.

Marie-Joseph, sorella di Charles, è la sua perfetta antitesi. Personaggio potentemente complesso, ribelle e irriducibilmente anticonformista, incarna una forza di rottura in un mondo che vorrebbe domarla. Sfida apertamente le regole di genere, la morale dominante e persino la violenza istituzionalizzata del potere. È una figura che si muove al confine tra ribellione e sopravvivenza, tra provocazione e disperata ricerca di libertà.

Bisessuale, audace, Marie-Joseph non si piega a nessuno: né al padre, né alla società, né alle aspettative che il suo genere le impone, né al fratello, nemmeno quando cerca di farla sposare o la sfida a duello. La sua sessualità è vissuta come atto di emancipazione e resistenza, il suo corpo come strumento di affermazione e provocazione. In un contesto dominato da uomini e potere, lei sovverte ogni norma: rivendica il diritto a esistere secondo le proprie regole, e lo fa con una furia disperata che la rende tanto affascinante quanto tragica.

Per quanto sia diversa da Charles, ciò che li accomuna e l’essere vittima dello stesso sistema. La sua ribellione la porta a scontrarsi con un meccanismo più grande di lei, che la stritola lentamente.

Shin’ichi Sakamoto è un mangaka dal talento straordinario. Il suo stile è immediatamente riconoscibile: barocco, dettagliato all’eccesso, e intensamente teatrale. Le anatomie esasperate, le composizioni iper-drammatiche e le scenografie fastose evocano suggestioni pittoriche, ricordando l’estetica decadente di Takato Yamamoto. Entrambi gli artisti condividono la capacità di fondere elementi eroguro con influenze barocche e simboliste, dando vita a un immaginario sospeso tra sensualità, orrore e sacralità profanata.

Nel caso di Sakamoto, l’erotismo non è mai gratuito: è un elemento espressivo che amplifica il peso emotivo e psicologico dei personaggi, spesso oppressi da pulsioni contrastanti, da sensi di colpa, desideri inconfessabili e rigide imposizioni sociali. La cura maniacale dei dettagli: alle espressioni facciali al panneggio degli abiti, dai giochi di luce alla resa dei corpi, contribuisce a creare un’atmosfera visivamente ipnotica, in cui lo stile diventa contenuto.

Innocent non è solo un manga storico, ma una tragedia esistenziale travestita da biografia. Sakamoto ci mostra l’umanità di un uomo condannato a uccidere, e ci costringe a riflettere su temi universali: il peso dell’eredità familiare, l’ambizione, la colpa, la moralità e l’identità. Un’opera che scuote, esteticamente e emotivamente, e che lascia il segno molto dopo l’ultima pagina.

È un’opera che si legge con gli occhi e si sente nello stomaco. Non lascia indifferenti, non si dimentica in fretta. E quando arrivi all’ultima pagina, ti rendi conto che in fondo non hai letto solo la storia di Charles Sanson, hai letto qualcosa che parla anche di te.

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