Anatomia dell’Eroguro con Zooka, un artista fuori dagli schemi

Zooka è un artista messicano, e dire che si occupa solo di eroguro significherebbe sminuire le sue capacità. Lavora con illustrazione, pittura, fotografia… insomma, un artista poliedrico, che si autodefinisce “un artista fuori dagli schemi, con molti interessi e fonti d’ispirazione”. Se ritiene che un’idea valga la pena di essere realizzata, la realizza. In caso contrario, ci riflette fino a quando non riesce a convincersi. La sua arte è ispirata principalmente dalla cultura online e dalla sua esperienza personale.

La scorsa estate abbiamo collaborato ad un’opera, e ho pensato che avere la prospettiva di un artista che realizza eroguro potesse dare una migliore chiave di lettura per gli articoli a chi non si intende del genere. Così è nata l’idea di intervistarlo. L’incontro, svolto in inglese e qui tradotto in italiano, è stato tutt’altro che scontato, anche per me che mi occupo del genere.

Ecco cosa ci siamo detti:

Come sei diventato un artista? Cosa ispira la tua arte?

Scarabocchio da quando sono piccolo, ma a differenza di tanti, non ho mai smesso. Non mi sono avvicinato all’arte per migliorare la mia tecnica, il mio pensiero era “ho questa idea fighissima, voglio realizzarla”. All’epoca non ero molto attivo online e non sapevo bene come muovermi su internet, quindi creare è diventato il mio modo di esplorare idee e dar loro vita. Un altro aspetto importante delle mie opere è la texture: realizzare pattern ripetitivi è estremamente rilassante. Disegnare è quasi una forma di terapia. Direi che è stata una combinazione tra espressione creativa e sfogo emotivo che mi hanno fatto iniziare e tenuto legato all’arte.

Col tempo, ho iniziato a vedermi come un vero artista, e ho cominciato a studiare come lavorano gli altri: come disegnano certi tratti o affrontano vari aspetti di un’opera. È stato allora che ho iniziato a integrare tecniche che ammiravo nel mio stile. Quando trovo un’opera che mi piace, la ricalco per capire come è stata costruita. Poi la ridisegno per capire cosa posso integrare nel mio stile. È come un collage. Prendo ispirazione da tutto ciò che mi piace: videogiochi, film, fumetti o altri artisti, principalmente online.

So che può sembrare insolito, ma preferisco la quantità che la qualità. Non significa che non tenga alla qualità: semplicemente, mi piace costruire un archivio ampio, da cui poter guardare indietro e osservare i progressi. Spesso rifaccio vecchi disegni: riprendo uno sketch dell’anno precedente e lo realizzo di nuovo utilizzando le competenze che ho acquisito nel frattempo. Questo confronto diretto mi dà una misura concreta della mia evoluzione.

Come avviene il tuo processo creativo?

Colleziono action figure, perché uso spesso riferimenti visivi. So disegnare a memoria, ma preferisco avere qualcosa da osservare: anche se mi discosto dal modello, il riferimento mi aiuta a capire cosa non funziona. Il mio processo è irregolare: confronto e adatto continuamente il riferimento, senza seguirlo rigidamente. Spesso deviare dall’originale porta a risultati migliori.

Nei miei disegni, soprattutto nei volti, spesso le bocche sono esagerate: mi piace accentuarne l’aggressività. Penso che mettere enfasi su quella zona renda l’arte più grottesca ,in senso positivo, almeno per me. La bocca, assieme agli occhi, è una delle parti più espressive del volto, quindi ci dedico molta attenzione.

Che strumenti e materiali usi?

Sono principalmente un artista tradizionale, lavoro con carta e normali penne da ufficio. Ho anche alcuni marker ad alcol e pitture. Una delle mie preferite imita l’aspetto del sangue. Si riconosce facilmente perché, una volta asciutta, lascia un effetto bagnato che attira lo sguardo e dona maggiore tridimensionalità al lavoro. Non lo definirei realistico, il mio stile non punta al realismo, ma dà un effetto esagerato che mi piace molto. Disegno su quadernini invece che su veri sketchbook. Anche se hanno le righe, mi piace il formato compatto: posso portarli ovunque. Onestamente, non servono strumenti costosi per essere un artista.

Mi piace variare: dipingo miniature e faccio editing digitale su foto. A volte modifico digitalmente i miei disegni tradizionali: regolo saturazione o ombre per avvicinarli a quello che vedo dal vivo. La luce naturale e la fotografia hanno i loro limiti, quindi il digitale è un buon supporto.

Opera dell'artista su uno sketchbook

Consideri il tuo lavoro parte della cultura eroguro? O stai solo creando immagini grottesche?

Penso che la mia arte sia una forma di controcultura, specialmente come resistenza alla censura. Il tipo di arte che realizzo spesso rappresenta soggetti grotteschi o disturbanti. Anche se questi elementi possono essere esagerati, rappresentano spesso problemi reali: violenza, abuso sessuale, sofferenza…Per me, questo tipo di arte è una forma di espressione che si oppone alla tendenza attuale di rendere tutto più accettabile per il consumo di massa. C’è un crescente disagio verso quanto ogni contenuto debba essere edulcorato per piacere a un pubblico ampio. Soprattutto con il clima politico attuale (su cui non mi esprimo), le persone sono sempre più frustrate da quanto l’espressione creativa venga limitata.

Credo che ci sia valore nel creare arte che sfida la censura e mostra i lati più oscuri dell’esperienza umana. Ma allo stesso tempo, penso sia necessario trovare un equilibrio. Se non si sta attenti, il messaggio può perdersi e l’opera può risultare vuota, solo shock fine a sé stesso. Lo shock da solo non basta. Provoca una reazione, certo, ma spesso effimera. Il pubblico percepisce quando qualcosa è stato creato solo per disturbare, senza un’intenzione più profonda. Con questo tipo di opere bisogna avere chiaro cosa si vuole comunicare. Non serve necessariamente un codice morale rigido, ma uno scopo. Senza quello, il tuo lavoro rischia di essere accomunato ad altri che esistono solo per provocare e offendere, piuttosto che per comunicare qualcosa di significativo. Credo nel potere dell’arte come forma di opposizione alla censura, ma è un equilibrio difficile. Lo shock deve servire a qualcosa di più grande di sé stesso.

Opera dell'artista

Perché disegni eroguro? Come ci sei arrivato?

Sono sempre stato attratto dall’horror, in particolare dai film degli anni ’80 e ’90. Ero affascinato dagli effetti speciali pratici: erano violenti, certo, ma anche incredibilmente fantasiosi. Ricreavano danni fisici reali in modi che erano palesemente finti, ma comunque d’impatto. Mi piaceva il modo in cui riuscivano a rappresentare la brutalità in modo artistico e stilizzato.

Ho avuto accesso a internet molto presto e, vivendo in Messico, dove certi contenuti sono più facilmente reperibili, mi sono imbattuto in episodi di violenza reale: video e materiali che non cercavo di proposito, ma che finivo comunque per vedere. All’inizio ero scioccato e disgustato, come chiunque. Ma a furia di vederli, ho sviluppato una certa desensibilizzazione. Questo mi ha dato una prospettiva inusuale: mi piaceva la violenza degli horror, ma il confronto con la violenza reale ha cambiato il mio modo di vedere il trauma e il corpo. Non si trattava solo di video violenti, ma anche di filmati medici, interventi chirurgici, riferimenti anatomici e fotografie forensi. Mi hanno aiutato a capire come è strutturato il corpo, come si rompe e come guarisce. Ho iniziato a capire come questa conoscenza potesse entrare nella mia arte, ma darle un livello più profondo di realismo anatomico e peso emotivo all’horror che già creavo.

Durante l’adolescenza mi sono appassionato agli anime horror. La violenza era stilizzata, ma ne apprezzavo l’estetica. È proprio in quel periodo che ho scoperto l’eroguro, e ho capito che rispecchiava molti dei miei interessi già esistenti. Il gore artistico è emerso come estensione visiva di ciò che già amavo. Sicuramente non è l’unica cosa che disegno, ma rappresenta una parte importante della mia identità artistica. Per quanto disturbanti possano essere certi temi, riflettono parti autentiche della mia vita. E parte del senso dell’arte, almeno per me, è proprio riflettere ciò che hai vissuto e come lo elabori.

Vorrei che chi osserva il mio lavoro provi qualcosa. Che lo trovi bello o disturbante dipende da lui, ma vorrei che lasci un segno. Questo è il potere dell’arte, soprattutto quando affronta temi scomodi.

Indossi una maschera. Perché?

La maschera è legata al mio amore per l’horror. Molti personaggi iconici degli horror ne indossano una. All’inizio mi spaventavano, ma poi sono diventati quasi degli idoli.
Mi è sempre piaciuto travestirmi, e indossare una maschera è come entrare in un’altra forma di espressione. Ho fatto anche di set fotografici con la maschera, che ho costruito io, e le considero un’altra estensione della mia arte.

Non indosso una maschera per nascondermi per ciò che disegno. Diverse persone, te compreso, mi hanno disegnato. Non ho paura di essere riconosciuto, alla fine dei conti, è solo arte. Non sto facendo niente che meriti una reazione violenta, non è illegale. Sono solo… un tizio che disegna ragazze anime sventrate.

È un modo per aggiungere identità visiva al mio profilo. Sono solo una persona normale che disegna cose disturbanti, ma avere un’icona ricorrente aiuta a distinguersi.

Hai altri progetti in corso?

Nessun grande progetto per adesso. La maggior parte del mio lavoro è spontaneo. Ma parlando di progetti che vorrei fare: mi piacerebbe scrivere. Di recente mi sono appassionato ai libri Splatterpunk. Molti puntano solo allo shock, ma mi hanno ispirato a provare a scrivere qualcosa di mio. Anche se dovesse venire male, almeno potrò dire di averci provato. Non mi piace limitarmi a un solo tipo di medium creativo. Sto anche pensando di creare un fumetto da accompagnare alla storia.

Vorrei anche tornare a fare stop-motions. Ne facevo parecchio da bambino, e ora che sono cresciuto artisticamente penso che potrei realizzare qualcosa di cui andare fiero.

Non ho intenzione di iniziare nessuno di questi progetti da qui a breve, e non prometto niente. Ma se dovessi finirli, sarai sicuramente una delle prime persone a cui li mostrerò.

C’è altro che vorresti aggiungere?

A chiunque voglia esplorare idee controverse, vorrei dire: “fallo e basta”. Anche se il risultato è crudo, non devi condividere tutto ciò che crei. Ogni pezzo è parte del tuo percorso da artista, per trovare chi sei, chi vuoi essere e come vuoi esprimerlo. Non devi nulla al pubblico, l’importante è restare fedele a te stesso. E se qualcosa ti sembra “troppo”, va bene fermarsi.

Molti artisti si auto-censurano per avere una carriera migliore, o maggiori rinascimenti o chissà cosa..ma a qualunque traguardo raggiunto così sarà vuoto, rispetto a ciò che avrebbero creato restando autentici.

Su i social è facile sentire il bisogno di postare tutto ciò che creiamo. L’arte personale, fatta solo per i nostri occhi, ha perso valore. Ma l’arte, alla fine, è per chi la crea. Chi decide di vederla o di darle un significato è secondario. Tutti vogliamo approvazione, ma il riconoscimento vero è per ciò che siamo davvero.

FONTI

5,0 / 5
Grazie per aver votato!